DOLORE CRONICO: come gestirlo secondo le più attuali Evidenze Scientifiche
- Fis. Patrizia Taccone

- 4 set 2025
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 19 ore fa

Il dolore: un segnale generato e modulato dal nostro cervello
Quando pensiamo al dolore, spesso lo immaginiamo come un segnale in entrata generato dall'ambiente esterno: una caduta, una ferita, un carico eccessivo. In realtà, il dolore è un segnale in uscita generato, elaborato e modulato dal nostro cervello.
Secondo il "Mature Organism Model of Pain" presentato per la prima volta dal terapista Louis Gifford nel 1998 e rivisitato più volte da Moseley negli anni a venire, questa decisione non dipende solo dallo stato di salute dei tessuti, ma dall’integrazione di tre grandi aree di informazione: ciò che proviene dal corpo (sensazioni fisiche, segnali nocicettivi), ciò che proviene dall’ambiente (contesto, stimoli esterni) e ciò che deriva dalle esperienze e dalla memoria (credenze, emozioni, ricordi di eventi passati).
Il dolore, quindi, non è un semplice riflesso del danno, ma il risultato di una complessa elaborazione del nostro cervello, finalizzata alla nostra protezione e, in termini filogenetici ed evolutivi, alla nostra sopravvivenza.

Il sistema nervoso raccoglie le informazioni provenienti dall’ambiente esterno e le integra con ciò che già conosce. Esperienze traumatiche passate, convinzioni legate al dolore, stato emotivo e livelli di stress, possono tutti influenzare in modo significativo l’elaborazione e la modulazione della risposta cerebrale. In altre parole, esso non è mai un semplice segnale di allarme proveniente dai tessuti, ma il risultato di un processo complesso che, soprattutto con il passare del tempo, può non riflettere in modo accurato le reali condizioni del nostro corpo.
Dolore cronico: un allarme ancora acceso
Le moderne Neuroscienze sono concordi nell'affermare che il dolore acuto, percepito subito dopo un trauma, sia indicativo di danno tissutale. La sensazione spiacevole provata, ci permette di proteggere l'area lesa così da favorirne la guarigione.
Tuttavia, dopo settimane o mesi da un trauma, il fastidio può persistere nonostante i tessuti siano già guariti. È come se il nostro cervello continuasse a tenere acceso un allarme anche quando non c’è più un reale pericolo. In questi casi, il segnale non rispecchia più fedelmente lo stato di salute dei nostri tessuti.
Capire perché questo accade è fondamentale: il dolore cronico è una risposta del sistema nervoso che ha bisogno di essere ricalibrata e che può dipendere da una moltitudine di altri fattori non soltanto fisici, ma anche genetici, psicologici, comportamentali, ambientali, sociali ed economici.

Nel prossimo paragrafo tratteremo cos'è il dolore cronico e come gestirlo, facendo riferimento alle più autorevoli Ricerche Scientifiche pubblicate negli ultimi anni.
Dolore cronico e come gestirlo secondo le più attuali evidenze scientifiche
Come abbiamo detto, il dolore cronico non è altro che una risposta malcalibrata del nostro cervello. La buona notizia è che esistono strategie efficaci che possono aiutare il nostro sistema nervoso a ricalibrare il segnale di dolore e ad “abbassarne il volume":
Correggere le credenze errate: sapere che, soprattutto a distanza di tempo da un trauma (3-6 mesi), il dolore non è sinonimo di danno, ci rende già più sicuri (Pain does not equal damage - Louis Gifford).
Secondo la Therapeutic Neuroscience Education (TNE), al posto di chiedersi come correggere il proprio problema, sarebbe più opportuno chiedersi come calmare il proprio sistema nervoso. Alcune strategie efficaci per calmare il proprio sistema nervoso includono:
Pianificazione delle attività (Pacing): suddividere i compiti in parti più piccole e gestibili per evitare sia il sovraccarico fisico che quello mentale ed evitare riacutizzazioni.
Esercizio aerobico regolare: attività come yoga, Tai Chi, camminata o nuoto riducono rigidità e favoriscono il rilascio di endorfine.
Riesposizione graduale ai movimenti che provocano dolore: punto cardine del libro, la riesposizione graduale ai movimenti dolorosi aiuta il fisico a ricondizionarsi e la mente a ripercepire il movimento come sicuro. Il cervello ricalibra il dolore, nuove connessioni sinaptiche vengono generate (neuroplasticità cerebrale) ed il movimento viene riscoperto come sicuro, e piacevole.
Adottare uno stile di vita sano: movimento regolare, alimentazione equilibrata e ritagliarsi il giusto tempo per sé stessi aiutano la nostra mente e il nostro corpo a ricaricare le batterie ed affrontare meglio le vicissitudini quotidiane.
Gestire lo stress: rilassarsi, respirare profondamente e rallentare i ritmi può calmare il nostro sistema nervoso, aiutando a rimodulare il segnale di dolore. In particolare:
Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR): si è dimostrata efficace nel ridurre la percezione del dolore, la depressione e l’ansia, coltivando una consapevolezza non giudicante del momento presente.
Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT): aiuta a modificare schemi di pensiero e comportamenti disfunzionali (come il catastrofismo) che aumentano lo stress legato al dolore.
Esercizi di respirazione e rilassamento: tecniche come la respirazione diaframmatica, la respirazione a scatola (box breathing) e il Rilassamento Muscolare Progressivo (PMR) aiutano a calmare il sistema nervoso.
Riposare bene: dormire bene è forse l’arma più potente che abbiamo a disposizione, perché durante il sonno il corpo si rigenera, il sistema neuro-immuno-endocrino si riequilibria, ed il cervello rielabora tutte le informazioni presenti, migliorando funzioni cognitive, ed equilibrio emotivo (The importance of Sleep in people with Chronic Low Back Pain: Current Insights and Evidence).
E qui torniamo a un punto chiave: se la qualità del sonno non è buona, se il materasso, la rete ed il cuscino non sostengono il corpo in modo corretto, il riposo rischia di essere compromesso. E senza un buon riposo, anche la gestione del dolore diventa molto più difficile.
In conclusione
Il dolore, secondo la scienza, non è un semplice segnale di danno, ma un segnale in uscita, frutto di una complessa rielaborazione sensoriale, mnemonica ed emotiva, da parte di molteplici aree encefaliche e spinali.
Con il passare del tempo, il dolore cronicizza, ed il segnale rispecchia sempre meno lo stato di salute dei nostri tessuti. Capire che il dolore non è sinonimo di danno è il primo passo da compiere per imparare ad "abbassare il volume". A questo, si aggiungono altri step come correggere le credenze errate e mettere in atto strategie efficaci per gestire lo stress, mantenere uno stile di vita equilibrato e migliorare il proprio riposo notturno.
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